Modelli di Problem Solving





Per noi è importante utilizzare tecniche di Counseling e di Problem Solving efficaci e  pragmatiche, che aiutino ad innescare un cambiamento comportamentale e/o percettivo in tempi brevi.

Inoltre è importante poter utilizzare approcci diversi, e scegliere quale utilizzare a seconda del problema o dell'obiettivo oggetto dell'intervento. 

Quando l’unico strumento che hai è un martello, tutti i problemi  ti si presentano sotto forma di chiodo"


                                                                                        
Il potere delle domande

 La maggioranza dei problemi non
deriva dalle risposte che ci diamo
ma dalle domande che ci poniamo
(Immanuel Kant)

Avete mai provato ad entrare in un supermercato in cerca di un regalo per qualcuno, senza esservi focalizzati sul tipo di regalo da fare, sulla persona cui è destinato, ma semplicemente guardandovi attorno? Avrete notato quanto sia difficile trovare qualcosa in tempi ragionevoli. Se, invece, ci poniamo dei vincoli e dei criteri (prezzo massimo, tipo di regalo...) la ricerca risulta più fruttuosa, perché maggiormente focalizzata.

Il nostro cervello ha potenzialità straordinarie e gestisce una quantità impressionante di dati; è sempre in attività, anche quando dormiamo. Porsi domande è una maniera di finalizzare questo lavorio incessante a trovare soluzioni alle questioni che ci stanno a cuore. Un esempio di questo processo è l'esperienza, abbastanza comune, di avere in mente, al risveglio, la soluzione ad una questione cui si stava pensando intensamente la sera prima. Possiamo quindi ottenere risposte alle domande che ci poniamo, anche inconsapevolmente.

Domande formulate male generano risposte inadeguate, e quindi determinano un modo inefficace di affrontare i problemi.
Le domande danno un compito al cervello focalizzando un obiettivo, e il cervello tende sempre a trovare le risposte alle richieste che gli vengono fatte. Questo è il grande potere delle domande.
Se le domande che ci poniamo sono sempre le stesse, continueremo  a "mappare" sempre la stessa, limitata porzione di realtà.

Se, per esempio, ci domandiamo, in seguito ad un'esperienza sfortunata: "Perchè non me ne va bene una?" il cervello si attiverà a trovare una risposta, cioè tutta una serie di aspetti negativi sulla propria vita e su se stessi. Se invece ci poniamo domande più adeguate, come: "Cosa posso imparare da ciò che mi è successo?" l'elaborazione mentale continuerà a scandagliare l'esperienza ricercando le risposte a questa domanda, e prima o poi le troverà. E, in questo modo, verranno acquisite nuove risorse.